“Circe”, recensione del romanzo di Madeline Miller

copertina libro Circe Madeline Miller

Giorni fa ho terminato Circe (ed. Marsilio), romanzo della scrittrice statunitense Madeline Miller.

L’autrice narra la storia della maga Circe in chiave moderna, mettendo al centro un personaggio spesso preso poco in considerazione e noto ai più solo come la maga che nell’Odissea trasformava gli uomini in maiali. La Miller risponde, quindi, con una narrazione intima che dona la giusta considerazione a un personaggio storicamente “taciuto” e molto complesso.

Figlia di Elios, il dio del Sole e della oceanide Perseide, viene esiliata a causa della sua magia e impara a trasformare non solo gli uomini, ma soprattutto se stessa, passando da giovane insicura e disprezzata a donna consapevole del proprio valore e potere. L’esilio, la maternità, l’amore, il tradimento e la solitudine sono tutti strumenti attraverso cui si costruisce — o meglio, si ricostruisce — un’identità autonoma e forte. Circe scopre come usare la magia per sopravvivere e per scegliere chi vuole essere veramente. Lei è fragile e forte allo stesso tempo, capace di adattarsi alla solitudine invece di piegarsi.

Nacqui quando ancora non esistevano nome per ciò che ero. Mi chiamarono ninfa, presumendo che sarei stata come mia madre, le zie e le migliaia di cugine.

Circe è una dea, ma la più “umana” tra le divinità: è compassionevole, in grado di provare amore e dolore e che da figura marginale del mito diventa protagonista della propria leggenda.

Spesso viene definita come una strega, ma nel romanzo l’autrice la riposiziona come una donna che trova nella conoscenza e nella magia un modo per difendersi in un mondo dominato dagli dèi maschi e dalla violenza patriarcale. La sua figura rappresenta un archetipo di femminilità autonoma, capace di autodeterminazione, ma anche di empatia e cura.

La maga Circe

Ma in un’esistenza solitaria, sono rari i momenti in cui un’altra anima si fonde con la tua, così come le stelle sfiorano la terra una volta all’anno. Una tale costellazione era stato lui per me.

Lo stile di Madeline Miller è lirico ma accessibile, poetico senza essere barocco. La narrazione in prima persona ci immerge nella psiche di Circe, offrendo un flusso di pensiero riflessivo e profondo. Le descrizioni del paesaggio, dei rituali magici e degli incontri mitici sono rese con grande cura. Durante la lettura ho notato che il ritmo, a tratti, rallenta un po’ e alcune figura mitologiche, come Medea o Dedalo, appaiono e scompaiono troppo in fretta, lasciando il desiderio di un maggiore approfondimento. Per chi ama una ricostruzione più filologica della mitologia greca, il tono moderno dei dialoghi e delle riflessioni potrebbe apparire dissonante.

A parte questi dettagli soggettivi, resta una lettura intensa e originale e perfetta per chi apprezza i miti riscritti con occhi nuovi. E se ogni mito è utile a dare senso al mondo, Circe ce ne dà uno in cui la voce delle donne non è più un’eco lontana.

Madeline Miller
Madeline Miller, nata a Boston nel 1978, è cresciuta tra New York e Filadelfia. Ha frequentato la Brown University, dove ha conseguito il la laurea in studi classici. Ha insegnato e insegnato latino, greco e Shakespeare agli studenti delle scuole superiori per oltre quindici anni. Ha anche studiato presso l’Università di Chicago e il dipartimento di Drammaturgia della Yale School of Drama, dove si è concentrata sull’adattamento di testi classici alle forme moderne. Attualmente vive alle porte di Filadelfia, Pennsylvania.
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